17.10.2006 - 16:09Gli antichi tappeti d'erba che attraversano il Molise
Sono tre i Tratturi che attaversano, ancora visibili, la nostra regione
foto: Roberto Spina
La parola transumanza evoca tempi antichi e stili di vita che non ci appartengono più. Lo spostamento stagionale di gruppi di animali tra due regioni geografiche e climatiche differenti, tra la pianura e la montagna, è stato per secoli un fenomeno di vitale importanza, per i numerosi pastori che abitavano la dorsale appenninica.
Dall'Abruzzo e dal Molise, la direzione era quella verso le verdi pianure del Tavoliere delle Puglie, soprattutto nel periodo invernale, quando la montagna ormai non offriva più i pascoli necessari alla sopravvivenza del gregge.
Nel Molise i segni di quel passato sono ancora sfacciatamente visibili e, percorrendo le moderne strade asfaltate, non è difficile incrociare pezzi di Tratturo.
Ad occhi inesperti, in verità, può sfuggire l'individuazione delle antiche e immense vie d'erba, dove i pastori molisani e abruzzesi, all'arrivo dell'autunno, transitavano con greggi e armenti, alla volta delle miti e fertili pianure pugliesi.
Quello che sfugge ancora di più, sfortunatamente, è l'importanza che l'articolata rete dei tracciati tratturali ha avuto in passato e non solo per il mondo pastorale, in quanto le grandi piste verdi consentivano lo spostamento nel territorio di eserciti, di pellegrini, favorendone lo scambio di merci, conoscenze e idee.
La stessa transumanza, in origine, era un'attività nobile e redditizia, pilastro fondamentale per l'economia dei Sanniti.
A partire dal 290 a.C., i Romani, occupato il Sannio, sottoposero la transumanza al controllo pubblico e al prelievo fiscale, facendone un fenomeno non solo economico, ma anche politico, sociale e culturale.
Fin d'allora i tratturi costituirono un sistema viario di grado elevato per le caratteristiche tecniche dei tracciati, i servizi offerti, la disciplina d'uso e la mole di traffico.
Il tempo ha salvato testimonianze straordinarie di quell'epoca, lasciando intatte stazioni di posta, taverne,
chiese, cippi di pietra con le lettere RT (Regio Tratturo) scolpite per indicare il tracciato del Regno di Napoli e lapidi sulle quali si riportavano le tariffe dei tributi locali. La storica arretratezza economica del Molise si è rivelata, paradossalmente, preziosa per la conservazione della bellezza selvaggia e affascinante dei percorsi tratturali,
Le antiche strade dei pastori oggi sono oggetto di grande attenzione, in quanto la loro valorizzazione consentirebbe non solo di mantenere viva la memoria dei tempi passati, ma anche di dare un impulso decisivo all'ecoturismo, probabilmente l'unica forma di turismo in grado di caratterizzare una regione come il Molise.
I Tratturi "moderni" che si possono attraversare in regione sono: il Pescasseroli-Candela, il Castel di Sangro-Lucera e il Celano-Foggia.
L'origine di questi percorsi è senza dubbio da ricondurre alle epoche remote dei Sanniti. A dimostrazione di tale affermazione è il sito archeologico Saepinum-Altilia, antica città doganale situata sul tratturo attualmente denominato Pescasseroli-Candela.
All'esterno di Porta Bojano (CIL IX 2438) è situato un importantissimo documento dell'epoca di Marco Aurelio (168 d.C.), che fornisce interessanti informazioni sulla situazione economica in questo periodo. Si tratta del famoso Rescritto imperiale sul transito delle greggi, che riporta una controversia sorta tra le autorità di Saepinum e Bovianum e gli affittuari delle greggi imperiali, che lamentavano soprusi e sottrazioni di bestiame; l'interessamento dei responsabili (liberti a rationibus) comportò l'intervento diretto dei prefetti del pretorio, le autorità seconde solo all'imperatore, che si risolse con una pesante diffida verso i magistrati delle due città.
Il documento è importante perchè testimonia l'ingerenza del potere centrale in fatti che valicavano la sfera di competenza dei prefetti del pretorio, ma soprattutto perchè ci informa su una situazione di possesso ormai quasi monopolistico di grandi quantità di bestiame da parte del fiscus, cioè la cassa privata dell'imperatore, fatto che trova un parallelo nell'instaurarsi del latifondo.
Un'altra testimonianza dell'insediamento umano lungo le direttrici tratturali è l'area intorno al Tratturo Castel di Sangro-Lucera nei pressi di Pescolanciano. Oltre 2500 anni di storia sono ripercorribili in meno di un chilometro di tracciato, grazie ai numerosi reperti disseminati di lì a Duronia, sempre lungo la grande pista erbosa. A Santa Maria dei Vignali, un sito archeologico posto a ridosso del Tratturo, è possibile osservare una fortificazione di epoca sannita (IV sec. a.C.) al cui interno è visibile un borgo medioevale e una torre sveva, siti abbandonati probabilmente a seguito di un terremoto del 1456.
Quel che rimane oggi dei Tratturi nel Molise è possibile vederlo solo dall'alto: giganteschi segni sul territorio, autostrade d'erba tanto grandi impossibili da vedere, se non da una posizione elevata. Un patrimonio di inestimabile valore, unici e veri testimoni della storia del nostro territorio, troppo spesso però intaccati e trascurati dall'impreparazione culturale, anche delle strutture pubbliche di gestione, che ha reso fin qui il Molise ancora sostanzialmente incapace di affrontare il delicato tema della conservazione e valorizzazione di beni culturali di tal fatta.
a cura di Annalisa Ciamarra e Michela Ciamarra
Copyright © 2006 Molisando
Bibliografia:
I Giganti Verdi, Nicola Mastronardi, Regione Molise 2004, pag. 17, 24, 60
Saepinum - Sepino, a cura di G. De Benedittis, M. Gaggiotti, M. Matteini Chiari, Campobasso 1993, pag. 19









