10.01.2007 - 17:32 | Passaporto d'Oro
Giose Rimanelli, il poeta molisano che ha incantato l'America
Premiato in Canada con il "Passporto d'Oro" per la categoria Cultura
Un'immagine del Maestro Giose Rimanelli insieme al Magnifico Rettore Giovanni Cannata durante la Terza Conferenza dei Molisani nel Mondo nel 2005 (foto: unimol.it)
Con la consegna del "Premio Ambassador" al grande scrittore e poeta di origini molisane, Giose Rimanelli, il Molise ha voluto ulteriormente rendere omaggio all'illustre "figlio". Dalle mani dell'ideatrice del premio, Anna Carmen Perrella, il Sig. Vincenzo Del Riccio ha ritirato il "Passaporto d'Oro" assegnato al Prof. Giose Rimanelli, consegna avvenuta durante l'ultima edizione della kermesse, tenutasi in Canada lo scorso ottobre.
Giose Rimanelli è nato a Casacalenda nel 1925, ma vive negli Stati Uniti dal 1960. Egli è Professore Emerito di Italiano e Letteratura Comparata all'Università di Stato di New York ad Albany.
Ha pubblicato romanzi, narrative di viaggi e racconti sia in italiano che in inglese tra cui: Tiro al piccione (Mondadori, Milano 1953), Peccato originale (Mondadori, Milano 1954), Biglietto di terza (Mondadori, Milano 1958), Una posizione sociale (Vallecchi, Firenze 1959; nuova edizione con il titolo La stanza grande, Avagliano, Cava dei Tirreni 1996), Benedetta in Guysterland (Premio American Book Award 1994).
Giose Rimanelli e la poesia dialettale negli Stati Uniti
di Luigi Bonaffini
"La letteratura italiana è l'unica grande letteratura nazionale per la quale il dialetto è una parte integrante ed ineliminabile"(1).
Questa profonda verità, troppo spesso dimenticata in passato, ed offuscata dal persistente pregiudizio del dialetto come strumento espressivo inadeguato ed "inferiore," si è venuta affermando con indiscutibile perentorietà negli ultimi decenni, grazie ad una inaspettata e quanto mai rigogliosa fioritura di poesia in dialetto, che rappresenta senza dubbio uno dei fenomeni più importanti e caratterizzanti della letteratura italiana del secondo Novecento, e che ha rimesso in discussione il concetto stesso di letteratura dialettale, poggiando anche su un proliferarsi senza precedenti di studi, di convegni, di libri, di dibattiti.

Vincenzo Del Riccio ritira, da Anna Carmen Perrella, il Premio Ambassador assegnato a Giose RimanelliLa poesia dialettale si apre varchi sempre più ragguardevoli nella grande editoria e soprattutto nell'attenzione del pubblico di lettori e di critici, scoprendosi nel frattempo depositaria di ricche tematiche che vanno oltre i fenomeni strettamente letterari, e riguardano l'antropologia, la psicolinguistica, la psicologia, la sociologia, la semiotica.
Echi di questi fermenti culturali sono sopraggiunti negli Stati Uniti soprattutto ad opera di Hermann Haller, che nel 1986 ha pubblicato The Hidden Italy (Detroit, Wayne State University Press), la prima antologia bilingue di poesi dialettale, e di Gaetano Cipolla, direttore della rivista bilingue (siciliano-inglese) Arba Sicula, specialista di poesia siciliana e traduttore di L'origini di lu munni (1985), Don Chisciotti e Sanciu Panza (1986) e Favuli murali (1988) di Giovanni Meli.
Ma si può dire che la poesia dialettale contemporanea (o poesia neodialettale, secondo la definizione di Brevini), approda finalmente negli Stati Uniti con la pubblicazione di Moliseide (New York, Peter Lang Publishing, 1992) di Giose Rimanelli.
Non si tratta più di poesia popolare italo-americana imperniata sul bozzettismo ed i quadri di costume o di poesia dialettale italiana riportata in antologie, ma di uno scrittore italiano che vive in America e decide di scrivere un libro di poesie nel suo dialetto molisano, svicolandolo dai temi tradizionalmente legati alla poesia dialettale, il bozzettismo, il colore locale, il sentimentalismo archeologico, con piena coscienza di tutte le possibilità espressive dello strumento prescelto, e completamente in sintonia con i presupposti formali e linguistici e con le tecniche più avanzate della poesia dialettale contemporanea.
Per Rimanelli l'interesse per il dialetto significa prima di tutto ricerca di linguaggio poetico. "Non si comincia dal dialetto (da una tradizione) per trovare la poesia, ma si scopre il dialetto mentre si cerca la poesia." Non è una tradizione locale che nutre e sottende l'uso del dialetto, ma un linguaggio letterario, e il rapporto determinante è tra il dialetto ed il linguaggio poetico.

Una foto di Giose Rimanelli seminaristaMoliseide, nota Giuseppe Jovine nella sua postfazione, è una fuga verso le origini, sia letterarie che esistenziali, e per questo assume un ruolo determinante nell'opera di Rimanelli.
Una fuga verso le origini, verso l'essere. La sua terra di nascita, il Molise, è la metafora di un universo perduto, un luogo nel ricco paesaggio della fantasia e della memoria dove il legame essenziale con la propria interiorità è ancora recuperabile, dove il linguaggio ancora affonda le sue radici nell'esperienza e nel vissuto.
Ma è anche un luogo dove si può affrontare l'antico trauma della separazione, la lacerazione, la perdita di un'identità comunitaria, il dislocamento culturale.
Una ricerca delle radici linguistiche ed esistenziali per alleviare il dolore della ferita, mai rimarginata, dello sradicamento, "l'antica / ansietà delle partenze e dei ritorni" ("Corona"), oltre che un tentativo di riappropriarsi di una specificità culturale, di riconoscere la dignità intangibile della persona umana di fronte ad una cultura dominante universalmente omologante ed indifferente.
Hanno detto di lui:
"Rimanelli è forse l'unico scrittore molisano e tra i pochi scrittori italiani che non ha accettato di succhiare le parole dal biberon degli umanisti; le parole le ha scavate dalle cose, le ha dissotterrate dalle petraie e dalle montagne del Molise e di certo altri paesi del mondo; ecco perché le sue parole hanno la consistenza e il profumo delle cose e non l'odore di polvere degli incunaboli".
(Giuseppe Jovine)
"Conosco Giose da moltissimi anni, ma non ricordo il nostro primo incontro. Ora posso anche supporre che non vi sia mai stato un primo incontro: piuttosto che usare l'espressione alquanto banale "lo conosco da sempre", sarebbe meglio dire che a un certo punto Giose si è materializzato ed è venuto a far parte della mia vita: da molto lontano, da oltre l'Oceano, con le sue letteregrandiose e animate. Non lentamente, ma all'improvviso, come è nel su stile: e certamente, dopo questo, posso dire che è come se lo avessi conosciuto da sempre".
(Lucio Saffaro)
"Profondo interprete delle passioni dell'uomo e alla continua ricerca di nuove esperienze, Rimanelli è in costante movimento, ora aprendosi ora chiudendosi al mondo in perfetta sintonia con i propri sentimenti, come volesse "afferrare e perdere la vita continuamente." La sua narrativa - e valga anche per la sua poesia - non è mai diretta alla ricerca di un io perduto, poiché egli sa chi è in ogni momento, ma è volta alla ricerca di tanti altri io nascosti ai quali cerca di dare, riuscendovi spesso, un'identità e un'anima che prendono vita tra le pagine dei suoi romanzi e delle sue liriche, e che mai si staccano dall'uomo-artista".
(Franco Mulas)
"Giose Rimanelli è uno di quei notevoli scrittori che, come Joseph Conrad e, tra i suoi conterranei, Niccolò Tucci, è passato all'inglese dalla sua prima lingua proponendosi di ringiovanirla in maniera che pochi scrittori, benedetti e appesantiti dall'inglese come loro lingua primaria, hanno potuto fare. Le sue poesie rispecchiano confusione e fallimento, ma esse non li contengono: una scossa sismica scuote la loro struttura e a volte fa sì che le stesse lettere delle parole si depositino sulla pagina come denti estratti, ma la turbolenza è solo al di fuori perché il pilota è in pieno controllo".
(Anthony Burgess)
(1)Gianfranco Contini
Giose Rimanelli è nato a Casacalenda nel 1925, ma vive negli Stati Uniti dal 1960. Egli è Professore Emerito di Italiano e Letteratura Comparata all'Università di Stato di New York ad Albany.
Ha pubblicato romanzi, narrative di viaggi e racconti sia in italiano che in inglese tra cui: Tiro al piccione (Mondadori, Milano 1953), Peccato originale (Mondadori, Milano 1954), Biglietto di terza (Mondadori, Milano 1958), Una posizione sociale (Vallecchi, Firenze 1959; nuova edizione con il titolo La stanza grande, Avagliano, Cava dei Tirreni 1996), Benedetta in Guysterland (Premio American Book Award 1994).
Giose Rimanelli e la poesia dialettale negli Stati Uniti
di Luigi Bonaffini
"La letteratura italiana è l'unica grande letteratura nazionale per la quale il dialetto è una parte integrante ed ineliminabile"(1).
Questa profonda verità, troppo spesso dimenticata in passato, ed offuscata dal persistente pregiudizio del dialetto come strumento espressivo inadeguato ed "inferiore," si è venuta affermando con indiscutibile perentorietà negli ultimi decenni, grazie ad una inaspettata e quanto mai rigogliosa fioritura di poesia in dialetto, che rappresenta senza dubbio uno dei fenomeni più importanti e caratterizzanti della letteratura italiana del secondo Novecento, e che ha rimesso in discussione il concetto stesso di letteratura dialettale, poggiando anche su un proliferarsi senza precedenti di studi, di convegni, di libri, di dibattiti.
Vincenzo Del Riccio ritira, da Anna Carmen Perrella, il Premio Ambassador assegnato a Giose Rimanelli
Echi di questi fermenti culturali sono sopraggiunti negli Stati Uniti soprattutto ad opera di Hermann Haller, che nel 1986 ha pubblicato The Hidden Italy (Detroit, Wayne State University Press), la prima antologia bilingue di poesi dialettale, e di Gaetano Cipolla, direttore della rivista bilingue (siciliano-inglese) Arba Sicula, specialista di poesia siciliana e traduttore di L'origini di lu munni (1985), Don Chisciotti e Sanciu Panza (1986) e Favuli murali (1988) di Giovanni Meli.
Ma si può dire che la poesia dialettale contemporanea (o poesia neodialettale, secondo la definizione di Brevini), approda finalmente negli Stati Uniti con la pubblicazione di Moliseide (New York, Peter Lang Publishing, 1992) di Giose Rimanelli.
Non si tratta più di poesia popolare italo-americana imperniata sul bozzettismo ed i quadri di costume o di poesia dialettale italiana riportata in antologie, ma di uno scrittore italiano che vive in America e decide di scrivere un libro di poesie nel suo dialetto molisano, svicolandolo dai temi tradizionalmente legati alla poesia dialettale, il bozzettismo, il colore locale, il sentimentalismo archeologico, con piena coscienza di tutte le possibilità espressive dello strumento prescelto, e completamente in sintonia con i presupposti formali e linguistici e con le tecniche più avanzate della poesia dialettale contemporanea.
Per Rimanelli l'interesse per il dialetto significa prima di tutto ricerca di linguaggio poetico. "Non si comincia dal dialetto (da una tradizione) per trovare la poesia, ma si scopre il dialetto mentre si cerca la poesia." Non è una tradizione locale che nutre e sottende l'uso del dialetto, ma un linguaggio letterario, e il rapporto determinante è tra il dialetto ed il linguaggio poetico.
Una foto di Giose Rimanelli seminarista
Una fuga verso le origini, verso l'essere. La sua terra di nascita, il Molise, è la metafora di un universo perduto, un luogo nel ricco paesaggio della fantasia e della memoria dove il legame essenziale con la propria interiorità è ancora recuperabile, dove il linguaggio ancora affonda le sue radici nell'esperienza e nel vissuto.
Ma è anche un luogo dove si può affrontare l'antico trauma della separazione, la lacerazione, la perdita di un'identità comunitaria, il dislocamento culturale.
Una ricerca delle radici linguistiche ed esistenziali per alleviare il dolore della ferita, mai rimarginata, dello sradicamento, "l'antica / ansietà delle partenze e dei ritorni" ("Corona"), oltre che un tentativo di riappropriarsi di una specificità culturale, di riconoscere la dignità intangibile della persona umana di fronte ad una cultura dominante universalmente omologante ed indifferente.
Hanno detto di lui:
"Rimanelli è forse l'unico scrittore molisano e tra i pochi scrittori italiani che non ha accettato di succhiare le parole dal biberon degli umanisti; le parole le ha scavate dalle cose, le ha dissotterrate dalle petraie e dalle montagne del Molise e di certo altri paesi del mondo; ecco perché le sue parole hanno la consistenza e il profumo delle cose e non l'odore di polvere degli incunaboli".
(Giuseppe Jovine)
"Conosco Giose da moltissimi anni, ma non ricordo il nostro primo incontro. Ora posso anche supporre che non vi sia mai stato un primo incontro: piuttosto che usare l'espressione alquanto banale "lo conosco da sempre", sarebbe meglio dire che a un certo punto Giose si è materializzato ed è venuto a far parte della mia vita: da molto lontano, da oltre l'Oceano, con le sue letteregrandiose e animate. Non lentamente, ma all'improvviso, come è nel su stile: e certamente, dopo questo, posso dire che è come se lo avessi conosciuto da sempre".
(Lucio Saffaro)
"Profondo interprete delle passioni dell'uomo e alla continua ricerca di nuove esperienze, Rimanelli è in costante movimento, ora aprendosi ora chiudendosi al mondo in perfetta sintonia con i propri sentimenti, come volesse "afferrare e perdere la vita continuamente." La sua narrativa - e valga anche per la sua poesia - non è mai diretta alla ricerca di un io perduto, poiché egli sa chi è in ogni momento, ma è volta alla ricerca di tanti altri io nascosti ai quali cerca di dare, riuscendovi spesso, un'identità e un'anima che prendono vita tra le pagine dei suoi romanzi e delle sue liriche, e che mai si staccano dall'uomo-artista".
(Franco Mulas)
"Giose Rimanelli è uno di quei notevoli scrittori che, come Joseph Conrad e, tra i suoi conterranei, Niccolò Tucci, è passato all'inglese dalla sua prima lingua proponendosi di ringiovanirla in maniera che pochi scrittori, benedetti e appesantiti dall'inglese come loro lingua primaria, hanno potuto fare. Le sue poesie rispecchiano confusione e fallimento, ma esse non li contengono: una scossa sismica scuote la loro struttura e a volte fa sì che le stesse lettere delle parole si depositino sulla pagina come denti estratti, ma la turbolenza è solo al di fuori perché il pilota è in pieno controllo".
(Anthony Burgess)
(1)Gianfranco Contini








