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Il 'Cervo di Castelnuovo' - Storia di una tradizione che ha rischiato di estinguersi

Il prossimo 8 marzo, l'Uomo Cervo di Castelnuovo al Volturno, una delle tradizioni più note del Molise ed una delle maschere più caratteristiche d'Italia, sarà ospite della Continental Cup, la Coppa Europa di sci di fondo che si terrà a Capracotta. Sabato alle 18, la pantomima del carnevale mainardico verrà messa in scena alla presenza di atleti, giornalisti e spettatori provenienti da varie nazioni estere. Si tratta d'una occasione importante, che segue altre esperienze analoghe avute in più regioni italiane e anche all'estero, grazie alle quali il carnevale di Castelnuovo è riuscito a farsi sempre più conoscere e apprezzare.

La circostanza mi dà l'opportunità per ricordare come, circa vent'anni fa, tale patrimonio folklorico rischiò d'estinguersi. Nel 1997, l'associazione culturale di cui sono presidente, editò il volume di Mauro Gioielli, L'Uomo Cervo re della montagna e maschera di carnevale, nel quale, alle pp. 9-10, l'autore narrò brevemente come, insieme, riuscimmo a "salvare" questa tradizione che rischiava l'estinzione.

Questo il racconto di Gioielli: «La prima volta che venni a conoscenza del carnevale dell'Uomo-Cervo fu nell'autunno del 1986, quando me ne parlò Ernest Carracillo, descrivendomelo sommariamente e consegnan­domi una scheda dattiloscritta riguardante la festa, insieme ad alcune foto scattate durante il carnevale dell'anno precedente. Mi disse che oramai la rappresentazione trovava luogo in modo irregolare, viveva "a singhiozzo" e aveva oltretutto subìto una lunga interru­zione. Solo grazie all'iniziativa di alcuni giovani era stata ripresa nel 1985; ma era risultata un fallimento e già l'anno seguente non fu pos­sibile ripeterla. Dal suo racconto e dal testo del dattiloscritto, mi resi conto che si trattava d'un carnevale particolare, un rito che vedeva protagonista una maschera zoomorfa certamente in­consueta. [...] La singolarità m'incuriosì non poco, perciò pregai Ernest di "fare del tutto" per indurre qualcuno dei suoi compaesani a rap­presentarlo l'anno successivo. E lui s'impegnò in tal senso.


La tradizione vuole che il rito castelnovese trovi svolgimento l'ultima domenica di car­nevale. Pertanto, il giorno precedente tale data, contattai telefonicamente Ernest per chie­dere notizie sul Cervo. Purtroppo rispose che nessuno aveva voluto saperne di rappresen­tare l'antica pantomima. Egli si lamentò del disinteresse generale: quel carnevale rischiava l'oblio. Ma io insistetti affinché convincesse in qualche modo gli abituali interpreti del rito a cambiare idea. Ebbi fortuna.

Il lunedì successivo, Ernest mi chiamò per dire che era riuscito nel tentativo. L'Uomo-Cervo sarebbe "tornato" in paese nel giorno di mar­tedì grasso. A quell'appuntamento non mancai. Mi recai a Castelnuovo, fotografai le fasi del rito e ne annotai le parti salienti, le caratteristiche dei personaggi e quant'altro mi parve utile. Ne nacque un articolo, poi un altro, poi un altro ancora. E dopo di me altri si sono interes­sati alla festa, scrivendo le proprie impressioni e riflessioni. Ciò ha contribuito a ridare co­scienza ai castelnovesi sull'importanza del loro carnevale, spingendoli a rigenerarlo.

Questa la scarna cronaca del mio "incontro" col Cervo, affinché resti testimonianza di come il recupero di questa festa sia stato, per molti versi, un caso fortuito e fortunato. Quando me ne fu segnalata l'esistenza, il Cervo di Castelnuovo era moribondo, era nel letto di morte, colpito non dal consueto Cacciatore ma dalla noncuranza della gente, dalla omologazione culturale mediale, da tutto ciò che quotidianamente distoglie dai valori autentici della vita.

Se anche gli ultimi pochi volenterosi avessero chiuso gli occhi, con ogni probabilità l'Uomo-Cervo sarebbe rimasto per lungo tempo ancora (o forse per sempre) rintanato nel suo rifugio montano, un rifugio inesorabilmente chiuso dal macigno dell'indifferenza.

Il Cervo, fortunatamente, è sopravvissuto ed oggi e più che mai vivo. Viene, però, da chiedersi: quante espressioni culturali altrettanto importanti sono state abbandonate, di­menticate, seppellite?». Questa testimonianza fa chiarezza rispetto a talune millanterie d'uno strano personaggio che, ogni tanto, afferma d'essere stato lui a "scoprire" l'Uomo Cervo e ad averne valorizzato le peculiarità. Nulla di più falso.

di Ernest Carracillo - Presidente dell'Associazione Culturale «Il Cervo» di Castelnuovo

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