11.06.2013 - 18:03 | Speaker's corner
Privacy in pericolo
di Antonella Panzera e Marilena Paoliello
E' ancora possibile "conciliare il mito della trasparenza con il diritto alla sicurezza" ?
"Le telefonate all'ora di cena da parte di call center molesti; la proliferazione dei clienti grazie alle fidelity card", i nuovi strumenti di pagamento offerti dalle compagnie telefoniche, sembrano suggerire dei dubbi. Secondo Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori, "in Italia abbiamo qualche problema con la riservatezza".
Poco rassicuranti anche i dati che emergono dalla relazione dell'autorità garante per la protezione dei dati personali del 2012, presentata oggi alla Camera. Notevolmente aumentate le violazioni che mettono a rischio la nostra privacy. Sono oltre 600 le trasgressioni e i danni si aggirano sui 3 milioni 800 mila euro: per lo più riguardano il mancato rispetto delle norme sul telemarketing, la conservazione eccessiva dei dati di traffico telefonico e telematico, la mancata adozione di misure di sicurezza, l'omessa o mancata notificazione al Garante e l' inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità.
Nel mirino del Garante italiano, Antonello Soro, gli operatori "over the top", i big come Google, Facebook, Amazon "presso i quali si concentra, indisturbato, l'oceano di informazioni che circolano in rete". Il Garante ha aperto un procedimento nei confronti di Google per la gestione non trasparente relativa alle nuove regole privacy adottate; è intervenuto per garantire maggiore sicurezza agli utenti dei servizi di messaggistica, anche vocale.
Ogni giorno all'Associazione dei Consumatori giungono segnalazioni dei cittadini preoccupati della divulgazione dei propri dati. L'escalation dei ricorsi è, con molta probabilità, riconducibile all'incalzare della crisi che vede i colossi aziendali e le grandi corporazioni intensificare l'aggressività delle loro comunicazioni con i clienti. "D'altra parte è il caso di ammettere che anche alcuni strumenti di tutela (come il Registro delle opposizioni nel caso del telemarketing) si sono rivelati inefficaci" ma importante è la responsabilità e l'autonomia dei singoli, che "devono diventare parti attive nel pretendere e richiedere la tutela dei propri dati", dice ancora Soro.








