14.06.2013 - 17:45 | Molisando Cultura
Petrella e Sant'Antonio: il fuoco della fede e della gioia
di Piergiorgia Viglione
La storia di un popolo si fonda sulle sue radici, sulle sue tradizioni. In esse vivono il suo passato, presente e futuro. Quando un popolo dimentica le sue origini, è destinato a morire. Di generazione in generazione si sono tramandati usi e costumi che hanno reso vivo un paese nel tempo, gli hanno dato una propria identità. Generazioni vecchie e nuove, unite nella memoria di riti antichi e simbolici, nonostante l'avanzare del progresso. Petrella Tifernina, piccolo borgo della provincia di Campobasso, ne è un esempio: seppur tante tradizioni, un tempo fiorenti nel paese e che ne scandivano la vita quotidiana, sono purtroppo scomparse, altre al contrario restano in esso radicate e portate avanti con orgoglio. E' il caso della devozione per Sant'Antonio da Padova, festeggiato dalla Chiesa il 13 giugno: la sera della vigilia (12 giugno) la cittadina si accende di tanti piccoli fuochi scoppiettanti che rendono vivi rioni e vicoli, attorno ai quali si stringe l'intera comunità. Ogni borgo, già da giorni prima, si anima nella preparazione dei fuochi, raccogliendo e poi accatastando la legna, e delle tipiche "sagnitelle", pasta lunga realizzata rigorosamente a mano dalle donne di tutte le età, condite con ceci e passato di cipolle ed olio. Piatto povero, della tradizione contadina, simbolo di ciò che un tempo la terra offriva, che è distribuito a tutti coloro che vogliono gustarlo in segno di devozione al Santo. Un'attenzione particolare è rivolta all'allestimento dei vari altarini con immagini e statuette votive di Sant'Antonio, adornati con fiori e tralci d'edera, a cui rivolgere un momento di preghiera ed adorazione prima di mettersi a tavola. Trepidante ed atteso è il momento dell'accensione del fuoco: tutti sono raccolti in silenzio attorno ad esso, aspettando la processione di fedeli, che accompagnano la statua del Santo in giro per il paese, e del parroco. E' lui infatti che benedice ogni falò, a cui seguono preghiere e canti di devozione. Inizia quindi il banchetto, un convivio festoso ed allegro in cui ognuno offre ai presenti qualche delizia: oltre alle "sagnitelle", è un susseguirsi di salumi, frittate, formaggi, frutta e dolci. Ogni rione ha le sue specialità, e c'è qualcuno che ancora conserva l'usanza di preparare anche un altro piatto antico: la "ricciata", zuppa semplice di vari legumi. Il paese si riempie così di gioia, del piacere dello stare insieme, e ci si anima con canti, musiche e balli per far festa. Un merito speciale va al Circolo Tifernum (associazione ricreativa dedicata ai giovani, voluta fortemente dal sempre presente ed attivo Presidente Giuseppe Cannavina, e sostenuto dal suo team e dall'Amministrazione Comunale): da qualche anno, infatti, abbraccia questa tradizione con molto entusiasmo, passione e devozione, ed anche stavolta è stato un successo. Notevole infatti è stata la partecipazione al rito del fuoco di numerosi giovani di ogni età, sia di Petrella che di fuori, che hanno mangiato e poi ballato, accompagnati anche dal suono degli strumenti folk del gruppo paesano "I R'cucc". Quando la devozione per un Santo mette insieme anche momenti di allegria e festa, nascono tradizioni portate avanti nel tempo. E' solo in questo modo che un paese resta vivo...








